Le linee guida per lo sviluppo del partenariato tra Palazzo Italia dove ha sede l’Associazione Lucani nei Balcani e la Fondazione Italiani in Europa sono state definite a Bucarest tra i presidenti di Palazzo Italia Giovanni Baldantoni e della Fondazione Giuseppe Arnone. Al centro dell’attenzione la crescita dell’imprenditorialità italiana all’estero, lo sviluppo dell’export, l’assistenza e la costante presenza a fianco degli italiani in Europa. E’ stato definito un calendario di eventi che si terranno in Italia e in Romania a partire del mese di luglio. Il presidente della Fondazione Arnone ha annunciato che a fine luglio in occasione dell’incontro a Favara, in Sicilia, sarà conferito a Giovanni Baldantoni il riconoscimento Eccellenza Italiani in Europa con la motivazione di essere attraverso la “sua creatura” (Palazzo Italia) “un valido riferimento per gli italiani all’estero”.

La Fondazione è partner istituzionale delle istituzioni, sindaci, Ministeri e importanti partner Imprenditoriali della Romania e intende favorire i processi di innovazione e start-up di incubatori di imprese e di sviluppo per gli italiani che decidono di fare il percorso inverso Italia-Europa valorizzando le capacità e la loro spinta imprenditoriale nei Paesi dell’Unione.“Già nel 2008 da Assessore provinciale delle politiche comunitarie – dichiara il presidente Arnone – ho creato occasioni di sviluppo e di opportunità in Romania, tra la Camera di Commercio e gli investitori italiani. Oggi 30 mila aziende italiane lavorano nel paese dei Carpazi. Se l’Europa vuol diventare grande deve essere un corridoio unico tra i popoli, un contenitore unico di idee e progettualità, fin quando sarà solo un contenitore politico-economico, si amplierà la fascia del malcontento e delle differenze nazionali che possono sfociare nei nazionalismi e i populismi per reazione a banchieri e a governi come quello tedesco che decide solo con i poteri forti. Questa è la pagina che gli europei vogliono rimuovere subito. Ribadisco l’Europa esiste se il popolo sovrano la riconosce. Ad oggi i cittadini vedono questa cabina di regia, lontana alle loro esigenze e si richiudono più nel loro essere italiani, francesi e spagnoli, una diversità che non si sposa con l’integrazione sottoscritta a Roma sessanta anni fa.”