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2016. GLI ITALIANI EMIGRANO ANCORA !

 

Negli ultimi dieci anni le emigrazioni  sono più che triplicate, passando da 51mila a 157mila, mentre le immigrazioni si sono ridotte del 43%, passando da 527mila nel 2007 a 301mila nel 2016. Sono alcuni dei dati del Rapporto Istat su “Migrazioni internazionali e interne della popolazione residente – Anno 2016”.

Sono sempre di più gli italiani che emigrano verso l’estero, soprattutto giovani e laureati. Le principali mete restano il Regno Unito e la Germania. Lo stesso aumento percentuale si registra tra gli immigrati entrati in Italia, di cui 9 su 10 sono stranieri. In crescita, dopo tre anni di calo, anche la mobilità interna al nostro Paese, con oltre 1 milione e 300mila persone che si trasferiscono dal Sud verso il Centro-Nord e da comune a comune nella stessa regione. È inoltre boom di anziani che cambiano residenza per raggiungere i familiari o andare a vivere in case di cura. Sono alcuni dei dati del Rapporto Istat su “Migrazioni internazionali e interne della popolazione residente – Anno 2016”.

In 10 anni triplicati gli italiani all’estero, da 51 a 157mila. Negli ultimi dieci anni, ricorda l’Istat, le emigrazioni sono più che triplicate, passando da 51mila a 157mila. Nel 2016 il saldo migratorio netto con l’estero cresce di 10mila unità, raggiungendo quota 144.000 (+8% rispetto al 2015) per effetto del maggiore aumento delle immigrazioni rispetto alle emigrazioni. Gli emigrati di cittadinanza italiana nati all’estero ammontano a circa 28mila (+19% rispetto all’anno precedente). Si conferma la preferenza per il Regno Unito al primo posto (21,6%), seguito da Germania (16,5%), Svizzera (9,9%) e Francia (9,5%). I flussi verso il Regno Unito, passati da 17.000 a 25.000 in un anno con l’aumento del 42% sono però un effetto indotto dalla Brexit: molti italiani già residenti hanno dovuto registrarsi all’Aire (Anagrafe residenti italiani all’estero) per regolarizzare la loro posizione. In aumento i laureati italiani che lasciano il Paese, sono quasi 25mila nel 2016 (+9% sul 2015) anche se restano più numerosi quelli con un titolo di studio medio-basso (56mila, +11%).

Quasi 301 mila entrati in Italia (+7%). Al primo posto si conferma la comunità rumena, con 45mila iscritti seguita dalla pakistana (15 mila), nigeriana (15 mila), marocchina (15 mila), albanese (13 mila) e cinese (12 mila). Continuano a crescere le immigrazioni dei cittadini africani; in particolare, vi sono stati aumenti significativi dai cittadini guineiani (+161%), ivoriani (+73%), nigeriani (+66%) e ghanesi (+37%). Consistenti anche i flussi di pakistani (15 mila, +30%), albanesi (13 mila, +12%) e brasiliani (10 mila, +50%), calano invece le immigrazioni dei cittadini di area asiatica: cingalesi (-18%), cinesi (-17%), bengalesi (-14%) e indiani (-11%).

ITALIANOS Y LA VIVEZA CRIOLLA

El presidente de Italia,m Sergio Mattarella, recibió quejas de ciudadanos italianos en Uruguay. Foto: AFP PHOTO / JUAN MABROMATA

La colectividad italiana pretende hacer conocer al presidente italiano Sergio Mattalella, que llegó el jueves 11 en visita oficial a Montevideo, su total disconformidad con el cierre del consulado de Montevideo desde 2014. Este hecho provocó que la embajada italiana esté saturada, ya que no cuenta con la presencia de un cónsul ni con los funcionarios necesarios para una atención adecuada.

Eso para cualquier trámite; si se desea obtener la ciudadanía, se debe pagar 300 Euros por el procesamiento de las solicitud de reconocimiento. Por otra parte, el costo de la emisión del pasaporte es de 116 euros. Varios ciudadanos hace años están esperando a ser llamados para comenzar o finalizar este tipo de tramites; muchos de ellos tratan de hacer sus tramites en la embajada italiana en Argentina.

Aldo Lamorte ,coordinador del Movimiento Asociativo de los Italianos en el Exterior (MAIE) afirmó a Sala de redacción que “se realizaron las denuncias correspondentes en la embajada italiana, se hicieron varias gestiones en la ciudad de Roma , a nivel institucional en el parlamento y en Comitato degli Italiani allestero; de todas formas no hemos tenido respuesta”.

El sistema de acceso a la agenda online para obtener la ciudadanía y el pasaporte italiano no está funcionando correctamente, aseguró Lamorte. A su vez, el “Sistema online es complicado para personas mayores de edad, que no saben utilizar la computadora y no son atendidos de otra forma, tampoco tienen prioridad”.

Los tratos en la embajada, de los funcionarios con el público tampoco parecen ser los mejores , es necesario hablar el idioma , de los contrario les fastidia atender , más aun a personas mayores.

Asimismo es imposible realizar consultas sin tener consentimiento previo , “no existe una atención digna y la situación es inaceptable”, sostuvo Lamorte.

La colectividad italiana todavía no entiende por qué el parlamento italiano decidió cerrar el único consulado, a sabiendas de que Uruguay  es la tercera colectividad con más italianos en América Latina.

La última movilización se realizó el 7 de abril frente a la oficina consular de Italia en Uruguay, (José B. Lamas 2857 casi Ellauri) , con el fin de ponerle voz a todos estos reclamos sin respuesta.

La colectividad italiana está ansiosa y orgullosa por recibir al presidente italiano en “la casa de los italianos”, También será una oportunidad para comentarle directamente estas situaciones que no benefician a la comunidad italiana.

Intento de robo en el Festival “Celebra Italia”

Intento de robo en el Festival "Celebra Italia"

Los hechos de inseguridad siguen siendo noticia a raíz de episodios desarrollados dentro del partido de Tres de Febrero. Este fin de semana, un hombre intentó asaltar a una adolescente en pleno festival “Celebra Italia“, un homenaje a la comunidad italiana, realizado en la Plaza Manzanares de Villa Bosch.

Según los datos aportados en la cuenta oficial de Facebook de la Policía Local de Tres de Febrero, todo sucedió el domingo cerca de las 20 horas, un rato antes de que terminara el evento. Allí, un hombre de 29 años intentó asaltar a una joven niña de 14, tomándola con fuerza del cuello.

Tras lo ocurrido, efectivos policiales, que prestaban servicio en el lugar, fueron alertados por la madre de la víctima y detuvieron al sujeto. El hombre fue trasladado a la Comisaría 5ta. Eufrasio Álvarez y quedó a disposición de la Fiscalía del Departamento Judicial de San Martín, bajo la carátula “Tentativa de Robo“.

Italiani all’estero, a Gian Luigi Ferretti l’Orden del Buzon a Buenos Aires

Immagine correlataMercoledì 15 novembre, nel corso di una cerimonia nel salone di “Los 36 Billares” in Avenida de Mayo, dal 1894 uno dei locali più tradizionali di Buenos Aires, sarà conferito l’Orden del Buzon a Gian Luigi Ferretti.

L’Orden del Buzon è il prestigioso premio che viene assegnato a personalità che si sono distinte nel campo culturale nella città di Buenos Aires ed è già stato assegnato ad ambasciatori, ministri, politici, giornalisti, attori, cantanti e sportivi.

L’Orden viene conferito a Gian Luigi Ferretti per avere fondato il quotidiano L’Italiano che da 11 anni è un baluardo della cultura italiana di cui l’Argentina è impregnata.

Nella stessa occasione  l’onorificenza verrà conferita  anche a Luis Carniglia ed al Grupo Provenzano.

NUOVA GUIDA FISCALE per i lavoratori italiani all’estero.

Risultati immagini per lavoratori italiani all’estero
Incominciamo col dire che la regola di base è che tutti i cittadini italiani che lavorano all’estero e che non sono iscritti allA.I.R.E. (Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero) sono fiscalmente residenti in Italia e devono ogni anno presentare la dichiarazione e pagare le imposte sui redditi ovunque prodotti.

Nel caso si ometta di presentare la dichiarazione dei redditi o non si indichino in essa i redditi prodotti all’estero, non spetta la detrazione delle imposte pagate nello Stato estero (comma 8 dell’art. 165 del Testo Unico Imposte sui Redditi).

È la stessa GUIDA dell’Agenzia delle Entrate a riconoscere che non sempre è agevole individuare immediatamente quale sia il sistema di tassazione applicabile per i redditi percepiti all’estero da cittadini italiani. Infatti, gli aspetti da considerare sono molteplici e le regole possono essere diverse a seconda delle singole situazioni personali, dell’esistenza o meno di una Convenzione contro le doppie imposizioni stipulata tra l’Italia e lo Stato estero nel quale viene prodotto il reddito, del periodo di permanenza all’estero, dell’iscrizione o meno all’Aire.

In linea generale è possibile affermare che per stabilire dove un cittadino è tenuto a pagare le imposte sui redditi percepiti occorre considerare il concetto di “residenza fiscale”.

In base al cosiddetto “principio della tassazione mondiale”, sul quale si fonda il sistema fiscale di molti Paesi europei e che è stato adottato anche dalla legislazione fiscale italiana, il cittadino che lavora all’estero, mantenendo la residenza italiana, ha comunque l’obbligo di pagare le imposte in Italia anche sui redditi prodotti all’estero, salvo che sia diversamente indicato da disposizioni contenute nelle Convenzioni internazionali contro le doppie imposizioni.

Le eventuali imposte pagate a titolo definitivo nei Paesi in cui i redditi sono stati percepiti si possono comunque detrarre da quelle italiane, sotto forma di credito d’imposta, nei limiti stabiliti dall’articolo 165 del T.U.I.R.

Generalmente, le Convenzioni non prevedono che sia un unico Stato, tra i due contraenti, ad assoggettare a tassazione un determinato tipo di reddito (tassazione esclusiva). Per questo motivo, è necessario dichiarare in Italia anche i redditi conseguiti all’estero.

La doppia imposizione viene comunque eliminata in quanto vengono riconosciute le imposte pagate all’estero a titolo definitivo, ammesse in detrazione dall’imposta netta fino a concorrenza della quota di imposta italiana.

Le imposte estere si considerano pagate a titolo definitivo quando esse non sono ripetibili o è stata presentata la dichiarazione dei redditi all’estero o vi è un’apposita certificazione di definitività dell’imposta, rilasciata dalle autorità estere.

L’Agenzia delle Entrate avverte i cittadini italiani che, per motivi di varia natura, non si sono iscritti all’AIRE e che non hanno presentato la dichiarazione dei redditi in Italia, perdono il diritto di usufruire della detrazione delle imposte pagate all’estero, se accertati.

  • Per coloro (non iscritti all’AIRE) che non hanno presentato la dichiarazione dei redditi in Italia possono usufruire della procedura della “collaborazione volontaria” che ha riaperto i termini di adesione al 30 settembre 2017 e regolarizzare le violazioni degli obblighi dichiarativi commesse usufruendo di benefici sulle sanzioni.

In sostanza, presentando istanza di “collaborazione volontaria” e indicando in essa i redditi di lavoro dipendente o di lavoro autonomo, in precedenza non dichiarati in Italia, viene riconosciuto il credito per le imposte pagate all’estero a titolo definitivo.

La disposizione agevolativa si applica anche agli atti non ancora definiti al 24 giugno 2017 (data di entrata in vigore della legge 96/2017, che ha convertito il Dl 50/2017), emanati in relazione alla precedente edizione della procedura di collaborazione volontaria.

  • Per coloro invece (sempre non iscritti all’AIRE) che hanno presentato la dichiarazione dei rediti in Italia omettendo però di indicare i redditi prodotti all’estero, per non perdere il diritto di usufruire della detrazione delle imposte pagate all’estero, possono presentare dichiarazione integrativa ai sensi dell’articolo 2, comma 8, del D.P.R. 322/1998
  • In tal caso, infatti, il reddito oggetto di integrazione deve ritenersi, comunque, dichiarato e, conseguentemente, al contribuente spetta la detrazione delle imposte pagate all’estero.

LINGUA ITALIANA. Gli artisti stranieri ne sono affascinati.

Risultati immagini per lingua italiana musicaChe l’Italia nel corso dei secoli abbia ispirato tanti artisti, scultori, architetti, pittori, è cosa nota, ma negli ultimi tempi sembra si sia prepotentemente riproposta sulla mappe della musica globale. Viviamo questa paradossale situazione in cui molti artisti nostrani si cimentano con le lingue straniere e si scontrano con le difficoltà del produrre musica in inglese nella nostra nazione mentre, ad altre latitudini, il parere sembra esattamente l’opposto.
Come ha recentemente affermato Nic Cester in un’intervista rilasciata sul nostro portale “So che sembra scontato, alla fine è un po’ il luogo comune sull’Italia quello del buon vivere, ma è vero. Anche nella musica è così, dove sono cresciuto la gente segue tantissimo le mode. Se qui un disco funziona, se i testi e la musica sono belli, la gente verrà a sentirti. Non importa l’età o l’estrazione sociale, quando abbiamo suonato a Lucca c’era gente di tutti i tipi, è stato meraviglioso.“
Il teatro musicale all’italiana si è imposto dal Settecento in poi incoronando la nostra come la “lingua dell’opera”, giustificando, forse solo parzialmente, il successo che ancora oggi riscuotono i tenori italiani all’estero (anche in strani ibridi tra il pop e il canto lirico, vedi Il volo). Il dizionario musicale classico è in gran parte composto da termini italiani che ancora oggi vengono utilizzati negli spartiti di tutto il mondo. L’opera italiana trovò un terreno particolarmente fertile in Francia. I musicisti italiani compivano quelli che già allora erano a tutti gli effetti dei veri e proprio tour, portando la propria musica per piazze e teatri delle più disparate città europee dove il pubblico, che non sempre era in grado di comprendere la lingua, cominciò ben presto ad interpretarne le gestualità e la fonetica.
Arrivando ai giorni nostri, non si può non notare come questo fascino stia tornando prepotentemente alla ribalta. Prendiamo l’esempio dei Phoenix e del loro ultimo disco “Ti amo”, che in origine avrebbe dovuto chiamarsi “Je t’aime”. Tomas Mars, frontman della band, è sposato con la regista di origini italiane Sofia Coppola e il loro matrimonio si è svolto in Lucania. I riferimenti nel disco vanno ben oltre i soliti luoghi comuni pizza, mafia e mandolino. Dal gelato al fiordilatte fino al lungomare di Cattolica, dal festival di Sanremo alla sofisticata ricerca sul cantautorato italiano (da Battisti a Battiato), presumibilmente, li hanno portati sino ai giorni nostri e a nomi come quello di Giorgio Poi che aprirà la data milanese della band di Versailles.
Anche la cucina, il clima, i panorami sono tutti fattori che possono influenzare positivamente la musica e la produzione artistica in generale. Tra i casi più noti c’è quello di Sting che ha acquistato una villa con vigneto in Toscana, meno chic ma più funzionale la residenza di Jonny Greenwood dei Radiohead, un casale a Sant’Elpidio nelle Marche dal quale, grazie all’aiuto degli artigiani locali, è stato ricavato uno studio di registrazione. Gabriella Cohen, una giovane cantautrice australiana, ha registrato il suo album a Serrastretta, un paese di 3000 abitanti in provincia di Catanzaro, così come Lyves, la musicista anch’essa australiana, che ha scelto Ostra, nelle Marche, per registrare l’ep che le è valso un tour europeo di spalla ai Coldplay. A suscitare grande fascino sulle star del jet set e della musica globali è il lago di Como: tra i suoi ospiti si possono annoverare i Muse.
Sulle sponde dello stesso lago ormai da qualche tempo si è trasferito il già citato Nic Cester che, a 8 anni dal suo ultimo lavoro con i Jet “Shaka Rock”, ha debuttato col suo primo album solista “Sugar Rush”, un disco in inglese ma dall’anima tricolore, registrato tra Como, Milano e Londra con la partecipazione esclusiva dei Calibro 35 e Tommaso Colliva. Anche la band che lo accompagna dal vivo in tutto il mondo parla totalmente italiano: Sergio Carnevale dei Bluvertigo, Adriano Viterbini (Bud Spencer Blues Explosion), Daniel Plentz dei Selton, Roberto Dragonetti e Raffaele Scogna formano la superband denominata The Milano Elettrica.
C’è chi, da una località visitata, rimane così colpito da dedicarle una canzone: è il caso deiTame Impala e della loro “Sestri Levante”. Ma se alla località turistiche che ci vogliamo rivolgere allora il caso più emblematico e linguisticamente più interessante è quello di “Santa Marinella” dei Gogol Bordello. Eugene Hutz – ucraino di nascita ma giramondo di vocazione e quindi abituato a cimentarsi con tutte le lingue- nella piccola località laziale nei pressi di Civitavecchia ha vissuto proprio prima di sbarcare in America. La sua, per quanto parodistica (e blasfema), è un vero e proprio esempio di composizione pensata in italiano da uno straniero.
Se volessimo poi fare un elenco di cover, di canzoni tradotte da una lingua all’altra, di riadattamenti ed omaggi, potremmo andare avanti all’infinito. Basti ricordare che “Gloria” di Umberto Tozzi detiene il record di canzone più tradotta del mondo, “Mondo Cane” di Mike Patton e l’ancor più noto caso di David Bowie e della sua “Ragazzo Solo, Ragazza Sola” versione italiana dell’originale “Space Oddity” il cui adattamento linguistico è stato curato da Mogol. Stiamo parlando di esempi del passato, ma il punto è: quanto l’Italia e la lingua italiana, ad oggi, possono essere attraenti per un pubblico internazionale?
Uno dei media attraverso il quale la lingua italiana si è fatta conoscere maggiormente è stato il cinema. Ed è bene precisare che, a differenza nostra, le altre nazioni sono abituate a godersi la visione dei film esteri con i sottotitoli. La scelta della lingua italiana diventa così una scelta stilistica ed estetica ben precisa e con un immaginario evocativo ben delimitato che si colloca tra i grandi nomi della moda, i divi del cinema e la dolce vita felliniana. Un esempio cinematografico perfetto potrebbe essere il corto che Wes Anderson ha girato per Prada, “Castello Cavalcanti“ in cui Jason Schwartzman interpreta un pilota americano in un paesino che potrebbe trovarsi in qualunque punto della penisola; un esempio musicale, invece, l’intro studiatissimo del video “Miracle Aligner”del duo inglese Last Shadow Puppets che recita: “Che cos’è questo?” ”Questo? Si tratta di un tentativo di estrarre la verità all’incirca”.
E se è al cinema che ci stiamo riferendo il caso più curioso è sicuramente quello di Simon Hanes, un giovane ragazzo del Massachussetts che si innamorò della musica italiana ascoltando una colonna sonora di Ennio Morricone e finendo prima per formare un orchestra, i Tredici Bacci da lui stesso definita “la maniera che utilizzo per esprimere al mondo la mia storia d’amore con le colonne sonore italiane degli anni ’60 e ’70”,e poi dando vita al suo progetto solista Luxardo (come il noto liquore italiano) che rispecchia da tutti i punti di vista i crismi del nostro cantautorato. L’intento che Luxardo si è proposto è questo, evocare “quel sentimento così particolare che racchiude romanticismo, umorismo e sensualità e che cerco costantemente di prendere ad esempio per la mia vita quotidiana” e in effetti fotografare un momento come “Ricordo l’estate e il thè Nespresso freddo” è qualcosa di molto più profondo di una semplice traduzione.
Un’operazione interessante è stata quella di Erlend Øye, una delle due metà del duo norvegese dei King of Convenience: trasferitosi in Sicilia ormai da anni e appassionato di musica italiana grazie a una canzone di Gaber. Dopo aver scritto una canzone nella nostra lingua, “La prima estate”, per la laurea di un’amica, questa estate ha dato vita ad una delle esibizioni più emozionati dello scorso Ortigia Sound Festival. “Erlend Øye performing Sapore di Sale” si è svolto su un traghetto al largo delle coste di Siracusa in cui l’artista di Bergen non si è limitato ad interpretare il classico di Gino Paoli ma ha spaziato all’interno del repertorio italiano più classico.
Per concludere, non si possono non citare gli Itaca, duo di synthpop berlinese che si esprime esclusivamente in italiano, raffinati e sensuali ma soprattutto, credibili nel cantare e nello scrivere in una lingua che non è la loro.
Dopo tutti questi esempi (e ce ne sarebbero ancora tantissimi) di quanto la lingua e la musica italiana siano affascinanti per gli interpreti stranieri di tutte le latitudini (vi ricordate “Una giapponese a Roma” di Kahimi Karie & Momus?) sarà questo il momento giusto perché, al contrario, la musica contemporanea italiana in italiano travalichi i confini nazionali?
E se i Phoenix nella title track del loro ultimo album si rivolgano a noi chiedendoci cosa preferiamo tra “Champagne or Prosecco”, forse, finalmente, la scelta propenderà verso il secondo.

4 novembre, FESTA DELLA VITTORIA.

Immagine correlataIn occasione della ricorrenza del 4 novembre, per ricordare il giorno dell’unità nazionale e la giornata della forze armate, le rappresentanze istituzionali all’estero: i Consolati, i Comites, le Associazioni italiane nel mondo, le Scuole, gli Enti Gestori e le organizzazioni del terzo settore  sono moralmente tenuti ad organizzare ovunque, iniziative per celebrare questa giornata commemorativa in ricordo dei militari e dei civili caduti in guerra a difesa della Patria e per l’onore dell’Italia.

Novantanove anni fa, il 4 novembre, con l’entrata in vigore dell’armistizio, per l’Italia finì la Prima Guerra mondiale e con essa si compì il processo unitario nazionale, iniziato in epoca risorgimentale, che aveva portato alla proclamazione del Regno d’Italia il 17 marzo del 1861.

Nuevo sitio web de los Vénetos. Novo site web dos Venetos.

 

Copia della nave Victoria nel Museo Nao Victoria a Punta Arenas, Cile.

VENEZIA – In preparazione delle cerimonie per i 500 anni dalla prima circumnavigazione del globo alla quale Antonio Pigafetta prese parte insieme a Magellano tra il 1519 ed il 1522, i Veneti del Pacifico vogliono omaggiare con il sito www.venetidelpacifico.org i primi e veri scopritori dei loro paesi. Il progetto “Veneti del Pacifico, crescere in rete”, realizzato dall’Associazione Veneti nel Mondo e co-finanziato dall’Assessorato ai Flussi Migratori della Regione del Veneto, nasce e si sviluppa con il supporto delle associazioni venete del Pacifico, del Cile e del Perù che sentono il bisogno di sentirsi vicine e di essere parte, insieme, di qualcosa grande che possa far rivivere le loro origini.

Il sito www.venetidelpacifico.org prevede la condivisone delle storie e delle biografie delle famiglie venete che vivono in Cile e Perù. Storie di persone che credono nella loro cultura e nelle loro tradizioni. Persone legate in modo indissolubile alla loro terra di origine, il Veneto. E se le “radici profonde non gelano”, come afferma il motto dell’associazione Veneti nel Mondo, vogliamo mantenerle vive, sentirle vicine e cercare di capire un po’ di più questo mondo. Un mondo fatto di ricordi, di canti, di tradizioni e di condivisione.

Le biografie dei Veneti in Perù ed in Cile inizialmente tratte dai libri “Destinazione Perù” e “Destinazione Cile” di Flavia Colle e Aldo Rozzi Marin, realizzate qualche anno fa dall’Associazione Veneti nel Mondo in collaborazione con la Regione del Veneto, l’Associazione Veneta in Cile, l’Associazione Imprenditori Veneti in Cile e l’Associazione Veneti nel Mondo Perù.

Istanbul. La più antica comunità italiana all’estero: i Levantini.

Immagine correlataGli Italo-levantini sono radicati nel Mediterraneo orientale dai tempi delle Crociate e delle Repubbliche Marinare italiane.

I Levantini sono una piccola comunità di discendenti dei coloni genovesi e veneziani (e in minor parte pisani, fiorentini napoletani) che si trasferirono nei fondachi orientali delle repubbliche marinare, principalmente per commercio e controllo del traffico marittimo tra l’Italia e l’Asia.

Le loro principali caratteristiche sono quelle di avere mantenuto la fede cattolica pur in un paese prevalentemente musulmano, di continuare a parlare l’italiano tra loro (pur esprimendosi in turco, greco o francese nei rapporti sociali) e di non essersi minimamente mescolati (con matrimoni) con le locali popolazioni turche di religione musulmana. (nella foto Donizzetti Pascià, musicista italiano alla corte del Sultano).

https://www.msn.com/it-it/meteo/oggi/rischia-di-scomparire-la-pi%C3%B9-antica-comunit%C3%A0-di-italiani-allestero-gli-ultimi-levantini/vp-AAovUdr

 

Intervista a Michele Schiavone, segretario generale del C.G.I.E.

Il Consiglio Generale degli Italiani all’Estero (C.G.I.E.), è organo di consulenza del Governo e del Parlamento sui grandi temi di interesse per gli italiani all’estero.

Esso deriva la sua legittimità rappresentativa dall’elezione diretta da parte dei componenti dei Comites nel mondo e rappresenta un importante passo nel processo di sviluppo della partecipazione attiva alla vita politica del paese da parte delle collettività italiane nel mondo. Allo stesso tempo costituisce l’organismo essenziale per il loro collegamento permanente con l’Italia e le sue istituzioni.

Il CGIE è presieduto dal Ministro degli Affari Esteri (foto) e si compone di 63 Consiglieri, di cui 43 in rappresentanza delle comunità italiane all’estero e 20 di nomina governativa.

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Il suo segretario generale, Michele Schiavone, ha rilasciato un’intervista a Francesco Petrucci:

“L’emigrazione italiana nel mondo è profondamente cambiata, per quantità e qualità. Le analisi dell’ Istat attestano che il fenomeno si verifica da almeno cinque anni. Dunque gli Italiani stanno emigrando in termini considerevoli e in stretta connessione con la crisi economica, lei cosa ne pensa?

Il fenomeno migratorio è diventato una costante ed una caratteristica dell’inizio di questo millennio. A differenza del passato le migrazioni non muovono solo dalle necessità, che rimangono comunque le ragioni primarie degli spostamenti, ma sono la risposta naturale alla globalizzazione per cui, le professioni, la conoscenza, la liberalizzazione dei mercati spinge le risorse umane alla ricerca di occupazione confacente alle proprie conoscenze e capacità. L’emigrazione italiana nell’ultimo lustro è aumentata del 40% rispetto agli insediamenti tradizionali del secondo dopoguerra del secolo scorso, e proprio in questi ultimi anni sono stati generati dalla crisi economica, che ha colpito alcuni paesi europei. Alcuni di questi si sono rafforzati utilizzando a proprio vantaggio la libera circolazione delle merci e delle persone, che è un caposaldo della costituzione dell’Unione europea, altri come l’Italia, si sono impoveriti a causa della perdita di risorse umane giovanili e qualificate. Gli istituti di statistica sono in condizione di indicare questo trend, che ha raggiunto un livello di allarme sociale, culturale ed anche economico.

Nel suo discorso di insediamento al CGIE ha detto alle Comunità Italiane all’Estero che “bisogna fornire strumenti quali la promozione di corsi di lingua e cultura italiana, assistenza, servizi, internazionalizzazione delle nostre produzioni e delle capacità che oggi spesso trovano accoglienza in altri territori “, come ?
Ritengo che le comunità italiane all’estero sono un pezzo d’Italia, che si alimenta e vive attraverso il loro agire, la rappresentano e costituiscono anche un fattore di sviluppo. Dall’Italnostalgia sono riuscite a proporsi come Italsimpatia e quindi la cultura di cui sono portatrici, la creatività che è alla base delle loro prestazioni di servizi in ambito sociale, imprenditoriale e di promozione economica sono diventati strumenti di grande valorizzazione dell’immagine italiana all’estero. La messa in rete di questo sistema è la sfida che ogni nostro governo dovrebbe assumere per farne un fattore di sviluppo e di protezione.

Oggi l’emigrazione non è solo giovanile né può essere definita grossolanamente e retoricamente tout court quella dei “cervelli in fuga” , quali sono veramente gli scenari veri ?
L’emigrazione italiana degli ultimi anni è composita e non può essere circoscritta solo ad alcune categorie. Ovviamente, ci sono gruppi più capaci di farsi riconoscere e di far emergere i propri bisogni e le proprie potenzialità, bravi ad usare e sfruttare la comunicazione e quindi a far passare messaggi particolari, ma in realtà siamo di fronte ad un nuovo esodo che coinvolge giovani ed anziani, persone singole e famiglie. I nuovi expat non si muovono solo con i trolley ma anche con le masserizie ed nel luogo di approdo sono stranieri alla stregua degli altri residenti provenienti da altri paesi. Almeno a coloro che si trasferiscono in Europa la legislazione comunitaria dovrebbe offrire più certezze e garantire più diritti per coinvolgerli, almeno in linea di principio, in quel grande progetto rappresentato dalla casa comune europea.

Qual è la posizione del CGIE sullo Ius soli ?
Il CGIE non ha assunto una posizione sullo Ius soli, per il semplice motivo, che la discussione tutta italiana si è arenata su veti e tempi, che lasciano trasparire una mancanza di volontà a legiferare su questo argomento. Personalmente sono favorevole all’introduzione dello Ius soli nel nostro paese perché è quanto noi richiediamo all’estero per i nostri figli e per chi nasce e si forma nel paese in cui vive. E’ un tema di civiltà che l’Italia non può trascurare.

Ormai la società italiana basata sulla famiglia è in forte crisi alla luce anche dell’integrazione di molti Migranti, lei cosa pensa?
I migranti ovunque essi vivono non costituiscono un problema, De facto in giro per il mondo ci sono milioni di famiglie miste che non pensano affatto, e se per difficoltà famigliari, invece si intende che i migranti tolgono il lavoro agli italiani, allora credo che dovremmo chiederci dov’è la differenza tra cinque milioni di italiani all’estero e cinque milioni che vivono in Italia’ L’emigrazione se viene vista come una valvola di sfogo per ovviare alla disoccupazione, vorrà dire che anche il nostro paese dovrà rivedere le proprie norme e favorire maggiore occupazione, che soddisfi i bisogni di chi si avventura sul sentiero della speranza.

Lei pensa che il Cgie ha bisogno di modifiche istituzionali per quanto attiene alle rappresentanza degli Italiani all’Estero?
Anche il CGIE sta vivendo una fase di trasformazione, che contempla anche un rafforzamento della rappresentanza dei cittadini italiani che vivono all’estero e l’approvazione della nuova legge elettorale, che già dalle prossime elezioni legislative permetterà anche ai residenti in Italia di candidarsi nella circoscrizione estero, sta a dimostrare la necessità di dare voce e una valida rappresentanza, dentro e fuori al parlamento, a chi diversamente sarebbe escluso da tutti i momenti decisionali del nostro paese. Se nel 2001 gli italiani all’estero sono entrati di peso nella carta costituzionale vorrà pur dire, che il legislatore ha voluto porre rimedio ad un vulnus durato oltre cinquant’anni. I Comites e il CGIE sono organismi di rappresentanza intermedi, che assolvono a dei compiti ben precisi: rappresentano le nostre istituzioni a livello territoriali ovunque ci sono delle comunità organizzate. Il loro lavoro è utile e sussidiario alla presenza della rete diplomatico-consolare.”

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